Ci è stato segnalato un video in cui, durante un intervento alla tavola rotonda “Cani da protezione: razze e sfide”, tenutasi il 20 marzo a Sant’Antonino (CH), il sig. Dario Capogrosso, allevatore cinofilo della provincia di Alessandria, si rende protagonista di un intervento nel quale i fatti relativi al lavoro svolto per il riconoscimento della razza del Cane da Pastore della Sila vengono raccontati in maniera del tutto alterata.
L’intervento appare palesemente volto ad autocelebrare un’operatività da lui mai svolta, come facilmente confutabile dalla documentazione prodotta fino ad oggi sul cane da Pastore della Sila.
Riteniamo grave che sia stata completamente stravolta la narrazione del processo di riconoscimento, coinvolgendo persino organi istituzionali quali l’Ente Nazionale Parco della Sila, il Corpo Forestale dello Stato, l’ENCI e persino l’Università Federico II di Napoli.
Nessun accenno è stato fatto al lavoro svolto dall’allora CIPS, né all’impegno di tutti gli appassionati che, negli ultimi 50 anni, hanno contribuito concretamente alla valorizzazione della razza, producendo documentazione e studi giunti fino ai nostri giorni.
Non da ultimo, sono state espresse gravi insinuazioni sulla rispettabilità degli allevatori calabresi, ai quali tutti dobbiamo l’esistenza stessa di questa razza fino ad oggi. Troviamo tutto ciò estremamente irrispettoso nei confronti di chi ha fatto tanto per preservare animali e tradizioni della Calabria.
Per tali ragioni, in qualità di associazione per la tutela della razza, abbiamo ritenuto doveroso segnalare l’accaduto agli organizzatori della Tavola Rotonda Grandi Carnivori, ricostruendo in maniera corretta e verificabile i reali passaggi che hanno portato all’affermazione della razza.
Ci auguriamo che in futuro il Pastore della Sila non venga strumentalizzato come mezzo per ottenere visibilità o accrediti, tanto meno attraverso narrazioni del tutto inventate.
Riportiamo di seguito il testo con la richiesta di rimozione del video:
Oggetto: Contestazione video pubblicato su YouTube – Intervento del Sig. Dario Capogrosso
Con la presente, in qualità di Presidente dell’ATPS – Associazione per la Tutela del Cane da Pastore della Sila, intendo esprimere il nostro profondo disappunto in merito a quanto pubblicato sul canale YouTube della vostra piattaforma, all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=L9N3pXd--PU (il frammento del video è disponibile all'indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=6mqZ59NuKSw ), relativamente all’incontro tenutosi il 20 marzo 2025 a Sant’Antonino (CH) sul tema “Cani da protezione: razze e sfide”.
In particolare, contestiamo con fermezza l’intervento del Sig. Dario Capogrosso, presente nel video da voi diffuso, che contiene affermazioni gravemente lesive nei confronti della razza del Cane da Pastore della Sila, nonché nei confronti del lavoro onesto e documentato portato avanti dalla nostra associazione e da numerosi allevatori calabresi e appassionati di tutta Italia.
Il Sig. Dario Capogrosso, nel suo intervento, ha divulgato informazioni false e prive di fondamento sul riconoscimento della razza, ha vantato esperienze e meriti che non risultano in alcun modo verificabili né documentati, e ha rilasciato dichiarazioni diffamatorie verso l’intera categoria dei pastori calabresi, gli stessi che hanno preservato fino ad oggi questa antica e preziosa razza autoctona.
Durante il suo intervento, il Sig. Capogrosso, ha affermato che “[…] Sono andato nelle montagne della Sila, in Calabria, e abbiamo visto, assieme al Parco nazionale della Sila, agli ingegneri che gestivano appunto il Parco nazionale, questa razza che non è riconosciuta. Sono stato contattato dal Parco nazionale della Sila dieci anni fa, se potevo, vista la mia esperienza pregressa, aiutarli nel riconoscimento della razza, assieme all'Università Federico II di Napoli, e abbiamo iniziato questo percorso di riconoscimento ufficiale della razza.”.
Non risponde al vero che il Sig. Dario Capogrosso sia mai stato contattato dal Parco Nazionale della Sila, né tantomeno che il Parco abbia mai fatto parte di gruppi di lavoro dedicati al riconoscimento del Pastore della Sila. Lo stesso vale per l’Università Federico II di Napoli e per il Corpo Forestale dello Stato.
L’unico progetto che ha visto il coinvolgimento del Parco Nazionale della Sila è stato il finanziamento per l’acquisto e l’immissione di cuccioli nelle mandrie calabresi. Tale progetto fu gestito dall’allora CIPS (Club Italiano Pastore della Sila), sotto la presidenza della dott.ssa Isabella Biafora.
Il Sig. Capogrosso venne in Calabria per acquistare dei cuccioli per il proprio allevamento dalla dott.ssa Biafora e, in quell’occasione, per coincidenza e non in modo ufficiale, era presente un ingegnere del Parco Nazionale della Sila che li accompagnò a visitare un gregge di capre a Trepidò (KR), con il supporto di un’auto del Corpo Forestale dello Stato.
Nonostante l’accoglienza ricevuta in Calabria, il Sig. Capogrosso nel video ha pensato bene di dichiarare che:
” […] Questa razza, quindici anni fa, fondamentalmente era appannaggio di esclusive comunità, in pascoli molto particolari, e non nascondo che, per riconoscere questi cani e andarli a prendere e, in qualche maniera, iniziare un percorso di allevamento, è stato anche molto particolare, perché erano detenuti da persone che erano in regime di protezione speciale. Quindi, come dire, si aspettava nei pascoli che queste persone arrivassero, si andava nella casetta con tutte le madonnine... Comunque, si parlava di persone con alle spalle, insomma, dei passati burrascosi – mettiamola così – ma il lavoro è stato comunque fatto grazie all'ausilio importante del Corpo Forestale dello Stato e, come dire, di tutti i tecnici del Parco nazionale della Sila.”
Tali affermazioni, prive di ogni fondamento, non solo travisano la realtà dei fatti, ma ledono anche la credibilità degli allevatori calabresi, degli enti pubblici e di coloro che hanno lavorato seriamente e con dedizione alla tutela della razza.
Nel corso degli anni, diversi studiosi e antropologi, italiani e stranieri, si sono occupati del folklore calabrese, mettendo in luce come nel mondo pastorale della regione sopravviva ancora oggi una realtà arcaica, ricca di tradizioni, di un profondo legame con la natura e, in parte, con il mondo della superstizione.
Tra i simboli apotropaici più comuni vi sono le corna di becco, spesso collocate dai pastori all’ingresso dello stazzo per tenere lontane le presenze indesiderate, come il Sig. Capogrosso.
Quanto alle “madonnine”, lungi dall’essere ornamenti o figurine da bruciare, esse sono oggetto di sincera devozione: i pastori le venerano per invocare protezione su di sé e sui propri animali.
“Si aspettava nei pascoli che queste persone (in regime di protezione speciale ndr) arrivassero…”
Una cosa del genere non l’avevamo letta nemmeno nei racconti sul brigantaggio di Alexandre Dumas.
Nel corso dell’intervento, il Sig. Capogrosso sostiene che:
“[…] In questo lavoro siamo stati aiutati, poi successivamente, anche da tecnici dell'Enci e, ad oggi, diciamo che finalmente il Pastore della Sila è una realtà conosciuta a livello nazionale e internazionale, perché ovviamente lavoriamo con il libro genealogico e abbiamo ricreato un po' la storia di questa razza. Io sono molto orgoglioso, insomma, di esportare anche questi cani che, fino a 15 anni fa, erano conosciuti esclusivamente in luoghi ameni, insomma, e poco frequentati – mettiamolo così – dell'Italia Meridionale.”
Se il Pastore della Sila è conosciuto a livello nazionale e internazionale è grazie al lavoro che come calabresi portiamo avanti da più di 50 anni. La prima bozza di standard della razza fu redatta dal conte Giovanni Bonatti, grazie al lavoro sul campo del dott. Ferdinando Sala, negli anni ’70. Da allora tanti altri appassionati e studiosi si sono interessati alla razza. La documentazione per l’apertura del Registro Supplementare Aperto fu presentata nel 2010 dal CIPS e a coinvolgere i tecnici dell’Enci fu la dott.ssa Carmelina De Giovanni del Circolo Cinofilo Rendese.
Negli ultimi sei anni, il percorso verso il riconoscimento ufficiale della razza presso l’ENCI è stato seguito con impegno e passione dall’ATPS, associazione di razza fondata da appassionati, allevatori e professionisti calabresi profondamente legati al Pastore della Sila. Si tratta di persone che hanno offerto il proprio contributo in modo del tutto volontario, anche nei gruppi di lavoro precedenti, animati esclusivamente dall’amore per questa razza e dalla volontà di tutelarla e valorizzarla.
Al contrario, il Sig. Capogrosso non ha mai preso parte né offerto alcuna forma di collaborazione a tali gruppi. In qualità di allevatore, ha invece cercato – in maniera opportunistica – di sfruttare la razza a fini personali, muovendosi con intenti chiaramente orientati al profitto, piuttosto che alla valorizzazione del patrimonio genetico e culturale del Pastore della Sila.
Ci rammarica profondamente che la vostra piattaforma abbia dato spazio a un intervento non solo fuorviante, ma anche dannoso per la corretta divulgazione e la tutela del patrimonio cinofilo rappresentato dal Pastore della Sila. Il Sig. Dario Capogrosso non è, a nostro avviso, una persona preparata né attendibile sull’argomento trattato, è un millantatore e per tali motivi verrà segnalato alla Commissione di Vigilanza dell’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana per gli opportuni provvedimenti.
Alla luce di quanto sopra esposto, vi invitiamo formalmente a procedere, entro 7 giorni dal ricevimento della presente, con la rimozione del segmento contenente l’intervento del Sig. Capogrosso compreso tra il minuto 18:00 e il minuto 22:40 del video pubblicato sul vostro canale YouTube.
In caso contrario, ci riserviamo di intraprendere ogni ulteriore azione a tutela della razza e della reputazione dell’Associazione e dei suoi soci.
Restando in attesa di un vostro sollecito riscontro, porgo distinti saluti.
Francesco Scarpino
Presidente ATPS